giovedì, marzo 29, 2007

Al Dottore


Quanto vino,
quante asteroidi,
han riempito
le emorroidi!!
Sono sempre bei ricordi
di quel gruppo di balordi
Finalmente uno è dottore
che fa rima con ...
... Orione!!!
GRANDE FRA!!!
104 PURE IO
PORCO ..
... ZIO!!

mercoledì, marzo 28, 2007

Mañana Italia

Cari e care domani so a Roma!!!
Me fa un sacco strano il fatto che domani sono in Italia un'altra volta...
Peró pia bè rivedè il fratellino e tutti quanti
bona
scusate ancora per la stringatezza dei miei post ma sono arrivato al limite dell'allucinazione da video del computer...
Anyway:
scout di tutto il mondo: ÄRRIVO!!!!
Ciaooooooooooo
spina

Missione nº 1 e 10

Per Alex (La Coruña)
missione numero 1 e 10 fatte>> c'avemo i moscioli!!!!!!!

c'è chi se ne vá...

E' stato strano vedere il mio compañero de piso aleman che se ne stava andando..
..
E' strano vederlo nei suoi occhi
E' strano perchè una casa porta il vissuto, le risa, la complicitá, l'amicizia...
Alex è stata proprio una persona speciale!!
Adios amigo
espero de encontrarte
de nuevo
por la calle!!!

la mamma è sempre la mamma!!

venerdì con mooooolta sorpresa si sono presentate nella mia casa dolce casa mi mamma e mi sorella...
Sono stati veramente dei bei giorni: mi mamma è sempre piú matta e mi sorella è veramente piacevole.
Con Roberta in particolare è stato proprio bello parlare, vederla crescere e scherzare insieme...
.. ho ritrovato quella complicitá che mi mancava da ormai tanto tempo!!!
Scusatemi se sono stringato ma sono due ore che sto davanti al computer e sto a diventá ciambotto!!!

A Madrid si parla Inglese...


Comincio questo con questo commento anche perchè le cose successe questi giorni sono state molte...
Rispetto a quanto scritto sotto, delle mie costanti imperfette sono lieto di comunicarvi che alla fine...
.. I Won!! o We Won!!
Anyway
c'è una nuova persona nella mia vita...
.. non so come andrá sta cosa comunque pia moooooolto bene!!

venerdì, marzo 23, 2007

Le costanti imperfette

Immaginate di trovare una ragazza molto carina: lentiggini, mezza rossa, occhi a mandorla(papá inglese, mamma cinese)...Immaginate anche che questa ragazza ha una storia un po' particolare: vive in Inghirlandia, ma per 16 anni è stata nei Caraibi... che tipo a 19 anni se ne è stata in giro per tre mesi per tutta Europa..il pensiero che ti viene è ...
Gotas
Somos mezclas
de increibles hechos
el encuentro
situaciones
Somos gotas
que bañan
estos tiempos
Sentado in mi cama
enfueco momentos
momentos de risas
momentos en los que
los ojos juegan
en los encuentros
de gotas bailantes

Poi, ad un tratto la baci e lei ti fa.... "vedi la settimana scorsa mi è venuto a trovare il mio ex tipo e io non me lo aspettavo peró è ancora innamorato di me... quindi non so... non voglio far soffrire nessuno!!" Il che mi ha ricordato un po' qualche esperienza giá avuta nel passato...
.. Le Costanti Imperfette!!

lunedì, marzo 19, 2007

Il "Roscio"

Non so cosa dire quando sento di una persona che muore a 25 anni sulla strada tanto più se quella persona la conoscevi. Mi fermo e penso. Ho paura. Paura che la vita sia qualcosa di estremamente fragile. Conoscevo Umberto "Il Roscio", da quando facevo le elementari. Mi ricordo che lui stava nella classe accanto e che dopo la scuola ci fermavamo a tirare due calci al pallone sul campetto di cemento. Insieme giocavamo nella stessa squadra: il Libertas Trave e ci rincontrammo poi alle superiori dove lui frequentava un'altra sezione. Mi ricordo che insieme siamo andati in settimana bianca e che con Verox e Pitto stavamo in camera insieme dove marinavamo ampiamente l'ora di compiti obbligatori per guardare Holly e Bengy ed esultare come degli scemi quando segnavano.
Mi ricordo di averlo visto quest'estate, con il suo sorriso sempre felice di salutarmi anche se in realtá era dalle superiori che c'eravamo ampiamente persi di vista..
Fa male pensare alla morte di un conoscente. Fa male perchè è sempre qualcosa di innaturale. Giá mi era capitato con David Casaccia qualche anno fá e anche lì mi sembrava qualcosa di innaturale.
Rimane in me, comunque, un grande vuoto e una grande tristezza.
Ciao Roscio!!

Fahrenheit 9/11

Mi è capitato ultimamente di rivedere quel bellissimo documentario di Michel Moore. A 4 anni dall'inizio della guerra in Iraq è tutto il mondo che si domanda fino a che punto possono arrivare le menzogne, la ragion di stato, l'imperialismo .
Oggi, giorno del quarto anniversario della guerra in Iraq, muoiono diciotto persone e 37 sono i feriti. Siamo ormai un pubblico atomizzato e abituato a questi tipi di cifre. Ormai non ci spaventano. Non penso che riusciamo piú in qualche modo a renderci conto della proporzione di una mattanza tanto grande. Non ce ne rendiamo conto e continuiamo a delegare la nostra fiducia con il nostro voto a gente che attraverso la pressione delle lobby militari porta avanti l'interesse della ragion di stato su tutto e su tutti.
Ricordo quel 19 marzo 2003. Era il mio primo anno a Bologna. E mi ricordo anche i mesi precedenti a quel giorno. Mi dicevo: "No, non lo possono fare!".
E invece accadde, come accade oggigiorno questo bollettino di morte.
Si pensa che dall'inizio della guerra siano morte tra le 100 e le 500 mila persone.
E tutto questo perchè?
Riguardo Fahrenheit 9/11 e la gente da la colpa ad Al Queida.
Io la chiamo imperialismo, la chiamo violenza accettata, la chiamo con il suo nome: Dominio e Potere!
A 4 anni dall'inizio di questa guerra mi fanno schifo i vari Berlusconi che fanno ancora in maniera del tutto populistica e propagandistica il "tifo" per gli americani.
Mi fanno schifo tuttavia anche i signori del governo che in maniera altrettanto populistica difendono le loro posizioni su presunte missioni di pace non chiamandole con il proprio nome: Dominio e Potere!

venerdì, marzo 16, 2007

Un motivo in piú per andare a Roma sabato prossimo

Dal Il Manifesto di ieri

L'Italia spara con «Achille» «In appoggio sulle retrovie»Insieme agli spagnoli i nostri uomini impegnati a supporto dell'offensiva nel sud dell'Afghanistan.

Il governo: «E' una missione di sostegno, impermeabilizzano i confini a sud». An: «Stanno combattendo»Alberto D'ArgenzioSara MenafraLe truppe italiane in Afghanistan da lunedì scorso si muovono in appoggio all'operazione Achille.

Dunque combattono, seppure nelle retrovie dell'ovest e non nell'occhio del ciclone a sud del paese, e se serve sparano. A dare la notizia ieri mattina è stata l'agenzia di stampa spagnola Efe, visto che l'iniziativa coinvolge anche i militari iberici membri della Forza di reazione rapida (Qrf) comandata dal generale italiano Antonio Satta. Era tutto previsto da tempo. Pure, quando la segnalazione comincia ad ingrossarsi sulle agenzie italiane, i leader dei principali partiti della sinistra radicale italiana chiedono chiarimenti. Lo fa Oliviero Diliberto dei Comunisti italiani: «Chiediamo che il governo faccia sentire in modo chiaro la sua voce al fine di conoscere la verità, tanto più alla vigilia del dibattito sulla missione in Afghanistan». E più tardi lo segue il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano: «Penso che il governo debba chiarire immediatamente, perché sono contrario a qualsiasi forma di coinvolgimento delle nostre truppe in azioni di guerra».E infatti il governo parla e nella sostanza non smentisce di una virgola la notizia filtrata dalla Spagna. Il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri si presenta alla commissioni Difesa ed Esteri del senato e spiega che spagnoli ed italiani sono impegnati ad «impermeabilizzare» la frontiera tra le province occidentali (Farah, Herat, Ghor e Badghis) e quella meridionale di Helmand, in cui si sta svolgendo l'offensiva di primavera, ovvero l'«operazione Achille»: «Sono normali operazioni di controllo e vigilanza del confine, per evitare che gli interventi in corso nella zona sud possano ripercuotersi nella zona controllata dai militari italiani e spagnoli». Il commento del portavoce dei socialisti spagnoli, Diego Lopez Garrido, che a Madrid è coinvolto in una polemica in parte analoga a quella che si svolge in Italia, è un po' più timido: «La zona vive una chiara situazione di pericolo, se non fosse così non avremmo inviato lì delle truppe. Ma ripeto: le truppe spagnole non sono in missione di guerra ma di pace». Le fonti di governo spagnolo, però, confermano il racconto dell'agenzia Efe e del sottosegretario Forcieri: i soldati spagnoli, italiani e olandesi di stanza nella provincia di Herat sono stati chiamati dai comandi della Nato a rendere impermeabile la frontiera con la provincia di Helmand, dove canadesi, britannici ed ancora olandesi stanno portando avanti l'offensiva contro i talebani. Sul campo le truppe avrebbero un ruolo di supporto all'attacco, con l'obiettivo di impedire che gruppi di soldati nemici possano scappare sotto la pressione delle truppe dell'Alleanza atlantica. In concreto vuol dire che aumenta comunque il rischio di combattimenti e faccia a faccia con i talebani e che, per quanto in una posizione di controllo, le truppe stanno partecipando alle operazioni belliche e continueranno a farlo almeno fino al 10 aprile. Non a caso nell'operazione, che formalmente non fa parte della «Achille» anche se risponde allo stesso dispositivo, sono stati usati gli uomini della Forza di reazione rapida diventata «pienamente operativa» dopo il vertice Nato a Riga del novembre scorso: 25.000 uomini equipaggiati con armi altamente tecnologiche e capaci di agire in 5-30 giorni in qualsiasi angolo della Terra. «Il dispiegamento degli uomini lungo il confine - ci spiega una fonte vicina all'Esercito - è una tipica operazione di copertura. Cattura l'attenzione del nemico in un punto, mentre lo si attacca dall'altro lato. E' chiaro che una azione di questo tipo è a tutti gli effetti all'interno della stessa regia che gestisce l'offensiva».Sebbene quella di governi italiano e spagnolo non somigli neppure ad una smentita, la discussione si placa immediatamente. Lasciando il microfono ad Alfredo Mantica di Alleanza nazionale che chiosa: «Il sottosegretario Forcieri ha dato una risposta trasparente ammettendo la presenza di militari italiani e spagnoli impegnati in un'operazione di contenimento. Ciò conferma che il comando Isaf è unico e che le nostre sono truppe di combattimento, pronte ad intervenire in caso di attacchi dei talebani. Sorprende il fatto che stamattina qualcuno dal ministero della Difesa abbia smentito».

lunedì, marzo 12, 2007

17 marzo

Riporto con piacere..

Comitato 17 marzo:contro tutte le guerre

Costruiamo insieme una grande manifestazione nazionale
per il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e da tutti i fronti di guerra
Per il 17 marzo è stata lanciata a Nairobi dal Forum Sociale Mondiale la giornata mondiale contro la guerra, nell’anniversario dell’invasione USA dell’Iraq. In tutto il mondo, milioni di persone chiederanno la fine delle guerre, a partire da Iraq e Afghanistan, la chiusura delle basi, il disarmo atomico. In quei giorni, il Parlamento italiano voterà sul rifinanziamento delle missioni, Afghanistan in primis. Per questo facciamo appello a tutte/i coloro che condividono il sogno della pace e della giustizia, affinché si costruisca anche in Italia la giornata mondiale contro la guerra.
Il movimento contro la nuova base USA di Vicenza ha segnato con la straordinaria manifestazione del 17 febbraio una svolta contro le politiche belliche del governo, per una nuova stagione di lotte che rompa la complicità dell’Italia con la guerra permanente. L’imposizione della base USA è una scelta contraria alla volontà popolare ma anche una strategia di complicità alla guerra di USA e NATO, con il sostegno alla produzione bellica e l’aumento spropositato delle spese militari fino alla sciagurata decisione di acquistare dagli USA per 13 miliardi i bombardieri Joint Strike Fighter: una politica che si dice multilaterale ma che rimane di guerra, per fare dell’Italia una piccola-grande potenza, agevolando l’espansione nel mondo dei propri gruppi economico-militari.
Sulla guerra Prodi è crollato al Senato, travolto dalle sue contraddizioni a sinistra e a destra. Il Prodi-bis, rimesso in piedi con ulteriori contributi da destra, sfida i movimenti, quello NO-Tav, imponendo l’Alta velocità, l’ambientalismo con i rigassificatori, il movimento no-Vat abbandonando i moderatissimi DICO; e collide con il movimento no-war, affermando piena fedeltà a Usa e Nato, confermando le missioni belliche e la base a Vicenza
Viene meno l’illusione del “governo amico” e nasce per chi ama la pace la responsabilità di costruire una nuova opposizione sociale alle politiche di guerra, dando continuità al movimento dopo il 17 febbraio e contestando la politica estera del Prodi-bis. E il primo obiettivo, oltre a vincere la lotta contro il Dal Molin, è il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, annullando la complicità con la guerra NATO. La lotta di Vicenza è diventata di tutti/e: così deve essere per quella contro l’intera politica di guerra, partendo da chi sul territorio contesta la militarizzazione crescente.
Vogliamo costruire insieme una grande manifestazione nazionale a Roma come seconda tappa del percorso iniziato dalla popolazione vicentina, congiungendo il NO ALLE BASI e il NO ALLE MISSIONI MILITARI, e le lotte sui territori all’opposizione nazionale e internazionale alla guerra, accompagnandola con la forte richiesta ai parlamentari di votare contro il decreto e il rifinanziamento della missione in Afghanistan.
PER IL 17 MARZO A ROMA. PER IL RITIRO IMMEDIATO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN E DAGLI ALTRI FRONTI DI GUERRA. PER LA CHIUSURA DELLE BASI MILITARI USA-NATO, PER VINCERE LA LOTTA CONTRO LA BASE DAL MOLIN. NO ALLE SPESE MILITARI. SOSTEGNO ALLA RESISTENZA DELLE POPOLAZIONI IN LOTTA, DA VICENZA AI PAESI INVASI E OCCUPATI.

Comitato 17 marzo


Per chi fosse interessato a Bologna c'è un'assemblea pubblica al VAG
GIOVEDI' 15 MARZO ORE 21 - VIA PAOLO FABBRI 110>>>
con Maurizio Ricciardi (ricercatore della facoltà di Scienze Politiche ;Bologna) e Alessandro Palmi (comitato contro le basi U.S.A. in Italia)

Per chi volesse partire da Bologna per la manifestazione potete avere informazioni scrivendo una mail a le13409@iperbole.bologna.it

Succedeva 30 anni fá..



Come l'11 settembre sará sempre ricordato nel mondo per quello che successe alle torri gemelle di New York, mentre in quella stessa data, ma nel 1973 moriva, grazie al colpo di Stato degli stessi Americani in Cile, il presidente Salvador Allende, l'11 marzo è un'altra data storica: in questa data tre anni fa venivano fatti saltare dai gruppi organizzati di Al Queida i treni che fecero piú di 100 morti e traumatizzarono la cittá dove mi trovo ora.
Tuttavia 30 anni fa, 11 marzo 1977, succedeva un altro fatto: Francesco Lorusso veniva ucciso barbaramente dalle forze di Polizia.

Questa è la cronaca di quello che accadde: per non dimenticare!!!



Dal libro "In Ordine Pubblico" di autori vari - 2003 - curato da Paola Staccioli - Editore Associazione Walter Rossi


La mattina dell'11 marzo 1977 a Bologna, in seguito a un contrasto sorto nell'Istituto di Anatomia fra alcuni militanti del movimento e il servizio d'ordine di Comunione e Liberazione, i giovani del gruppo cattolico si barricano all'interno di un'aula, invocando l'intervento delle forze di polizia. Appena giunti sul posto, con mezzi spropositati, i carabinieri si scagliano contro gli studenti di sinistra intenti a lanciare slogan. La carica fa subito salire la tensione. Nel corso degli scontri successivi, che interessano tutta la zona universitaria, Francesco Lorusso, 25 anni, militante di Lotta Continua, viene raggiunto da un proiettile mentre sta correndo, insieme ai suoi compagni, per cercare riparo. Muore sull'ambulanza, durante il trasporto in ospedale. Alcuni testimoni riferiranno di aver visto un uomo, poi identificato nel carabiniere ausiliario Massimo Tramontani, esplodere vari colpi, in rapida successione, poggiando il braccio su un'auto per prendere meglio la mira. Lo sparatore, arrestato agli inizi di settembre e scarcerato dopo circa un mese e mezzo, sarà in seguito prosciolto per aver fatto uso legittimo delle armi. Quando si diffonde la notizia dell'assassinio, migliaia di persone affluiscono all'Università. Dopo che il corteo, partito nel pomeriggio, viene disperso da violente cariche, una parte dei manifestanti occupa alcuni binari della stazione ferroviaria, scontrandosi con la polizia, mentre altri si dirigono verso il centro della città e sfogano la propria rabbia anche infrangendo le vetrine dei negozi. Le iniziative di protesta dei giorni successivi sono duramente represse. Numerosi i fermi e gli arresti. Finiscono in carcere, tra gli altri, i redattori di Radio Alice, emittente dell'area dell'Autonomia Operaia chiusa dalla polizia armi alla mano. [NOTA: a tale proposito, vedi l'articolo "le ultime voci di Radio Alice"]. I fatti di Bologna caricano di tensione l'imponente corteo nazionale contro la repressione che si svolge il 12 marzo a Roma. Bottiglie molotov vengono lanciate contro sedi della DC, comandi di carabinieri e polizia, banche, ambasciate. Gli scontri nelle strade sono violenti, e in alcuni casi si svolgono a colpi di arma da fuoco. Ai compagni, ai familiari e agli amici di Lorusso si impedisce intanto di svolgere il funerale in città e di allestire la camera ardente nel centro storico, mentre il contatto ricercato dai militanti del movimento con i Consigli di Fabbrica e la Camera del Lavoro è reso difficile dalla posizione intransigente assunta dalle organizzazioni della sinistra storica. La frattura con il PCI raggiunge il suo apice nella manifestazione contro la violenza, organizzata per il 16 marzo a Bologna dai sindacati confederali, con la partecipazione, tra gli altri, della DC, partito che il movimento aveva indicato quale principale responsabile dell'assassinio. In quell'occasione al fratello di Francesco fu vietato l'intervento dal palco.





giovedì, marzo 08, 2007

MISSIONE Nº3

PER ALEX
HO BECCATO ALBERTO!!

cosa incontri nella metropoli...

Allora
racconto breve ma interessante:
l'altra sera stavo con un po' di miei amici spagnoli del collettivo di Sc. Politiche. Eravamo stati a cena a casa di una ragazza (tra l'altro ad un certo punto è comparso alexino, ma questa è un'altra storia). Poi siamo stati all'Alarma che è un centro sociale che sta in uno dei quartieri piú multietnici di Madrid: il Lavapiès. Festa simpatica, gente simpatica, musica un po' di merda, bevute... a raggio!!
A un certo punto compare il mio compare amico bolognese-savonese: Roberto. Stiamo ancora un po' e ce ne andiamo verso la piazzetta del Lavapiès. Andiamo in un locale che non conoscevo assolutamente (e che mai mi potró ricordare il nome). Si prende una birra, si scende le scale e si trova un ambientino formato da soli tavolini e sedie. Tipo l'Africano a Bologna però al contrario tra sopra e sotto. Intanto avevamo giá bevuto abbastanza e non contenti stavamo continuando nella nostra impresa nº5: distruggerci tantissimo. Eravamo con altre due splendide fanciulle: una di Milano e l'altra di Lucca (credo).
A un certo punto arrivano dei tipi spagnoli che dal nulla cominciano a suonare nelle proprie panche come fossero delle cajas gitanas (tamburi o casse gitane).
Dopo un po' arriva una ragazza che comincia a cantare in flamenco e nel delirio della serata, uno dei matadores dei tamburi abbozza a cantarci Guccini (questo era Gitano).
E la sensazione è stata bellissmia della serie cosa non pensi e cosa trovi nella metropo

lunedì, marzo 05, 2007

Il Bidè: teoria antropologica sull'europa continentale

Un po' di sere fa, come al solito con gli italiani stavamo parlando di merda!! Si lo so è un argomento che piace un po' a tutti e anche alle donne...
Comunque c'erano anche un po' di ragazzi francesi. Il che dibattemmo sull'uso del bidè!! Gli facciamo: " ma voi per cosa lo usate??" e loro..." per lavarci i piedi".
Ecco allora la teoria:
agli italiani fondamentalmente ci puzza il culo. Ed è una cosa intrinseca nei nostri culi. Ai francesi je puzza i piedi!! Ora che succede: noi con il bidè ci si pulisce il culo mentre i francesi se pulisce i piedi.
Il risultato allora sará che ai francesi je puzza il culo mentre a noi ce puzza i piedi!!

martedì, febbraio 27, 2007

Per quanto riguarda le mie opinioni..

più giú ci sono le mie opinioni: non sono 8 pagine ma solo 4 perchè era importante bloggare qualcosa oggi.
Per il resto qui sotto potete vedere l'opinione di chi è stato di fatto oscurato dai media in questi giorni.
Per quanto riguarda quelli di sinistra: leggete il manifesto in questi giorni voi che potete! Mi sembra che almeno questo giornale sia un tantinello più plurale di tanti altri!!!
Spina

Intervista a Gigi Malabarba

Intervista a Franco Turigliatto

La mia incompatibilità con GC, PRC e Sinistra Critica:

I fatti successi in questi giorni pongono insieme grandissimi questioni e contraddizioni: da una parte il ruolo del PRC (quindi anche GC) e da una parte quello di Sinistra Critica.
Il disegno di Confindustria avallato grazie al centro che ne è la sua spalla politica è agghiacciante e purtroppo imbocca una strada senza ritorno. I 12 punti di Prodi sembrano qualcosa di disegnato apposta in questo momento per rinchiudere in un angolo la sinistra. Questo è stato l’errore di Turigliatto. Non so fino a che punto all’interno del parlamento o nei giorni scorsi si potesse essere consapevoli di questo disegno borghese che mira in qualsiasi modo a emarginare (riuscendoci) la sinistra. E purtroppo grazie alla mossa di Turigliatto (ma non solo alla sua come scriverò qui sotto) se prima ci sarebbero state possibilità di ampliare il conflitto e forse di vincerlo ora il campo dell’opportunità politica si restringe ancora di più. E’ vero: Rifondazione ha tradito gli abitanti della Val Susa e così anche i Verdi e i Comunisti Italiani. Ma nessuno dei tre soggetti in questa fase evidentemente poteva dire no ai 12 punti di Prodi. L’errore di Turigliatto (ma anche di Rossi) è stato quindi in questa fase quello di ridurre il campo di possibile intervento politico da parte della sinistra in generale. E la cosa che più fa spavento è che questo disegno è stato attuato grazie alla complicità del Vaticano (e quindi di Andreotti-Belzebù) ed evidentemente di Confindustria. Inoltre la banalità politica è stata quella di far cadere il governo su una cosa così lontana come la politica estera: si sa che in generale l’opinione degli elettori e dei lavoratori è molto più basato sulla politica interna che su quella estera. E questo anche se fa schifo è la dura realtà. Rispetto al governo e alla sua politica estera non cambia la mia opinione: la politica imperialista con l’avallo di Rifondazione è un fatto palese. È questo il problema grande di Rifondazione che vive di fatto le sue contraddizioni interne. Non si può capitalizzare in questo modo anni di mobilitazioni gigantesche contro la guerra. Non si può tendere al ribasso sulla precarietà e sulla riforma totale e sostanziale del mercato del lavoro: il Referendum sull’articolo 18 del 2003 benchè sia stato perso ha dato al centro-sinistra una prova di forza di 12 milioni di voti che dovevano essere rappresentati all’interno del programma di governo in maniera più forte. Ancora mi ricordo quel giorno di giugno del 2003 dove Bertinotti ammettendo la sconfitta diceva: “ora bisogna cominciare a lavorare per la costruzione del governo Prodi”. Forse una frase più felice sarebbe stata: “ora se Prodi vorrà inserirci nella compagine di un futuro governo dovrà tenere conto di questi 12 milioni di voti che senza dubbio sono attribuibili al centro sinistra”. Purtroppo Rifondazione e la sinistra tutta ci hanno dimostrato l’incapacità di saper effettuare una negoziazione politica degna di questo nome. Perché Follini da solo è riuscito a spostare così a destra il programma di governo mentre tutta la sinistra non è riuscita neanche a porre sul piano delle trattative un programma decente?
Sono d’accordo sulla costruzione di un soggetto forte all’interno dell’Europa per distruggere i proclami neoliberisti di Francia, Germania e Spagna. Anche se questi paesi si pongono in contrasto con la politica imperiale di Bush costituiscono comunque come ho già detto l’asse di un modello imperialista basato sullo sfruttamento incondizionato della guerra come metodo e sullo sfruttamento delle economie periferiche come modello insieme allo sfruttamento incondizionato delle classi lavoratrici al proprio interno con l’incubo costante della competitività per strutturare il proprio dominio e i propri ricatti. Va bene quindi la costruzione del soggetto Sinistra Europea: perché è il livello Europeo l’opzione ottimale di rivendicazione visto il grado di commercio esistente all’interno della stessa Europa (l’85% delle esportazioni Europee avviene all’interno della stessa Europa), visto le nostre comuni radici culturali e storiche, visto il nostro modus vivendi e visto il grado istituzionale raggiunto nello stesso continente. L’Europa costruita dai suoi ideatori: Giscard D’Estaing, Amato, Prodi, Schreder, Aznar ecc… è sostanzialmente il disegno neoliberale soft rispetto al modello nordamericano dove i diritti verranno sempre più messi in discussione. E qui sta proprio l’alternativa di società. Ma può la sinistra Europea uscire da questa gabbia? La Sinistra Europea attraverso il suo documento programmatico parla di cambio nella società attraverso dei processi di nuova democrazia: la democrazia partecipativa. Tuttavia all’interno della stessa Rifondazione non si vede come ci sia un processo partecipativo. Lo si vede questo dai cammellaggi al congresso, lo si vede da come non ci siano processi trasparenti interni a cominciare dallo stesso passaggio sul come deve essere cambiato il partito con la costruzione della Sinistra Europea. Lo stesso processo antidemocratico che ha creato di fatto una fase di conflitto interno con la sospensione a Cannavò quando ha votato contro la finanziaria. Lo stesso processo politico degno dell’antico Partito Comunista Togliattiano di 60 anni fa: era così che si sospendevano i compagni dissidenti nell’allora grande partito comunista. Ma al di là dei proclami sull’antistalinismo mi sembra che sostanzialmente Rifondazione si contraddistingue dal VIº congresso in poi per un attacco frontale e antidemocratico contro chi non sostenga la linea ufficiale. Oltretutto il modo violento con cui si è espresso uno come Michele De Palma ci fa riflettere anche sul percorso e l’involuzione degli stessi Giovani Comunisti.
Da uno stalinista come Grassi ce se lo poteva anche aspettare. Ma da gente come De Palma e lo stesso Giordano? Così è stato di fatto espulso Turigliatto dal partito ed è per questo che ho firmato l’appello di solidarietà (appello che tra le altre cose è stato firmato da Ken Loach, Naom Chomsky e forse fatto più importante da Gino Strada).
Il passaggio più interessante di tutto il primo documento è quello dove parla di cambiamento del metodo della nuova classe operaia: quello della non violenza da contrapporre come metodo della violenza della guerra permanente promosso da Bush. C’è però nello stesso movimento non violento e per la pace una contraddizione di fondo: l’eurocentrismo. Non può essere un metodo come quello della non violenza un modello generale perché dipende dalla società in cui si sviluppa. Ad esempio sarebbe stata difficile la vittoria di Evo Morales in Bolivia senza le grandi fasi di conflitto violento apertesi con Cochabamba nel 2000 o nel 2003 con la cosiddetta “rivolta del gas” dove il presidente Sanchez de Lozada è stato costretto alla fuga a Miami.
E per non andare troppo lontano nel tempo ancora ricordo Genova. Ho il groppo che mi sale alla gola tutte le volte che vedo quelle immagini raccapriccianti. I lacrimogeni, il sangue ovunque, la violenza dello Stato, Carlo. Ma adesso secondo Bertinotti i nostri carissimi soldati di Nassirya (probabilmente gli stessi Carabinieri che erano a Genova) sarebbero dei martiri.
Si può anche dunque dire che si vuole basare la propria azione sulla non violenza perché la stessa può essere posta in termini confittivi. Tuttavia, appunto, la non violenza può essere una strategia contingente e non un proclama generale e universale dettato da un relativismo culturale alquanto dubbio anche in relazione con la storia dello stesso movimento operaio.
L’altro passaggio interessante del primo documento dello scorso congresso è l’azione stessa: si parla di programma di governo come programma di fase. Una fase dove irrinunciabilmente Rifondazione deve partecipare al Governo perché altrimenti vincerebbero le destre di Berlusconi. Il programma stesso, posto in maniera positiva perché è l’inizio del programma di cambio della società a lungo termine si pone su due punti fondamentali e irrinunciabili: il raggiungimento della piena occupazione e di una cittadinanza globale. Ora, o io sono abbagliato o a meno che i fatti sono fatti, la passata legge finanziaria e lo stesso programma di governo non vanno per niente verso questa direzione. La cosa positiva invece è l’altro passaggio: quello sui 4 assi del programma. La redistribuzione del reddito benché non ci sia vede comunque un attacco alle classi medie e alle classi predatrici che si sono arricchite con il governo Berlusconi. Mi riferisco ad esempio alle liberalizzazioni che tolgono la protezione ad alcune categorie prima privilegiate (es tassisti). C’è anche un tentativo di estensione dei diritti individuali con i Dico (Che comunque non passeranno in parlamento. Perché Rifondazione deve rispettare il vincolo di maggioranza ma Mastella no? Furbi è!) ma non c’è una estensione dei diritti collettivi: la finanziaria ha di fondo attaccato anche i ceti meno abbienti. Non si capisce come si voglia difendere i beni comuni visto che tutto il fronte del centro (visto che i Ds neanche si possono considerare di sinistra) hanno difeso nello stesso parlamento europeo la direttiva Bolchstein e che sono sempre loro ad aver avviato il programma di liberalizzazione delle imprese pubbliche lasciando gli operai dell’Alfa, dell’Enel e per andare più vicino a casa nostra della centrale del latte di Ancona sudditi delle leggi più brutali del mercato. Non si vede dunque dove ci sia un nuovo intervento nel settore pubblico.
Tra le 15 tesi di Bertinotti c’è l’abolizione della legge Biagi, della riforma Moratti e della Bossi Fini: di fatto in sede di programma questo non c’è. E questo sarebbe stato un programma minimo rispetto a tutto l’asse di leggi sulla precarietà che il centro sinistra precedente aveva portato avanti e che erano l’asse su cui si sono poggiate tutte le leggi del governo Berlusconi: e qui mi riferisco proprio alla legge Berlinguer-Zecchino, alla legge Turco-Napolitano e alla legge Treu.
Ma questo in realtà andrà sempre di più peggiorando vista la crisi che ha portato, anche grazie allo stesso Andreotti e non solo al compagno Turigliatto, a un rafforzamento sostanziale del centro. Non mi sento dunque di attribuire tutte le colpe a Turigliatto perché di fatto in sede di scrittura del programma Rifondazione (e gli altri partiti di sinistra) per inefficienza o incapacità dei propri dirigenti è andata a sottoscrivere un testo che è minimo nonostante i trionfalismi della dirigenza. Sono altresì convinto che Rifondazione se avesse appoggiato il governo da esterno, come nel ’96, le elezioni non sarebbero state vinte visto i soli 24.000 voti di differenza tra le due coalizioni. Se ci fosse stato un margine di voti di almeno un milione allora la stessa Rifondazione si sarebbe posta in una posizione molto più di forza e poteva anche appoggiare esternamente il governo. La scelta governativa ha dunque premiato Giordano e Bertinotti viste le conseguenze, anche se le premesse erano tutt’altre (e forse quei convulsi giorni di campagna elettorale del passato anno potevano essere sfruttati in maniera migliore dallo stesso Prodi).
Anche se in questi anni sono state spese grandissimi forze verso la costruzione del soggetto, il “nuovo movimento operaio”, di fatto Rifondazione si sarebbe dovuta presentare con un programma di riforme che doveva essere implementato nei primi 100 giorni di governo dove davvero si sarebbe dato il vero segnale di discontinuità con il governo precedente. La finanziaria, che prevede un fondo di 5 milioni di euro sulla precarietà è veramente una tendenza al minimo. Inoltre anche qua, non solo si doveva pretendere di più ma a monte c’è l’inefficienza della dirigenza interna di saper affrontare con il giusto peso l’azione di governo: non si capisce perché Bertinotti, invece di andare a fare il ministro del lavoro sia andato a fare il presidente della Camera che nulla aiuta allo stesso programma che Rifondazione vuole, per il documento che si è votato al congresso, implementare.
Il ruolo istituzionale ha portato ad un calo di immagine dello stesso Bertinotti tacciato da più parti come inefficiente, incapace di gestire un’assemblea come quella della Camera.
Ma a parte questo e tornando al programma di governo non si capisce dove e come si voglia arrivare al cosiddetto “autogoverno” dei rapporti di lavoro attraverso una nuova separazione dei rapporti tra tempo di lavoro e tempo libero. Non c’è da nessuna parte e non si sente più parlare ad esempio di 35 ore. Quindi quali sono le proposte concrete di Rifondazione?
Ma la cosa più importante è la stessa guerra che è posta come nemico numero uno di Rifondazione tra le famose 15 tesi di Bertinotti. Fa pensare che in quel documento c’è l’uscita dalla guerra in Iraq e non c’è l’Afganistan. Fa pensare che nella scorsa finanziaria votata anche da Rifondazione ci sia stato un incremento sostanziale delle spese di guerra e una riduzione dell’aiuto alla cooperazione internazionale. Non c’è dunque, benché ci sia Patrizia Santinelli di Rifondazione come vice-ministro degli esteri con la delega alla cooperazione internazionale una richiesta di maggiori spese verso l’impegno civile nei conflitti esteri. Fa pensare anche che la proposta della sinistra per l’Afganistan presa come contentino anche da Prodi sia la famosa conferenza di pace: cosa significa? Che si metteranno al tavolo delle trattative con i Talebani? Per bocca di D’Alema si chiederà un maggiore impegno civile da parte degli stati. Peccato che a parole in questi casi non seguano mai fatti concreti! Peccato che lo stesso D’Alema nel suo discorso al Senato si sia di fatto scordato di dire come l’impegno insieme agli Usa per la prossima primavera sarà quello della grande offensiva che sicuramente si trasformerà in un lago di sangue (alla faccia dell’art.11). Si sa inoltre che uno dei pilastri della risoluzione dei conflitti in medio oriente sia la fine del conflitto israelo-palestinese e si sa anche dopo 60 anni di sforzi che questo sia possibile solo con la costituzione di un vero e proprio stato palestinese. Ma anche qua, la politica estera italiana non fa nulla per questo e si riduce semplicemente a ribadire la propria equidistanza. La soluzione ovvia allora sarebbe che se caschi blu ci devono essere nell’area, questi dovrebbero stare tra le nuove colonie israeliane fermando la mattanza dei palestinesi. Ma figuriamoci se il boia dei Balcani (D’Alema) abbia la volontá politica di fare questo. D’Alema se lo volesse potrebbe fare qualcosa visto che l’Italia in questo momento ha un seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Invece l’Italia continua a congelare i fondi all’Anp. E quindi non capisco tutta questa enfasi posta da Rifondazione, dalla sinistra e dalle varie associazioni sulla supposta politica di pace dell’Italia nel mondo.
Detto questo la mia scelta personale è quella di fare politica nei luoghi dove sono direttamente implicato: ora l’Università (domani il mondo del lavoro?). Lo faccio perché vivo ancora dentro di me la contraddizione per cui ancora non so ben distinguere le possibilità e (a dirla alla Tilly) le opportunità di cambio. Non so se serva o a cosa serva per me, in questo momento, una esperienza in un partito di sinistra conflittivo (evidentemente Sinistra Critica) o in un partito evidentemente per sua natura riformista di pseudo-sinistra (Rifondazione/Sinistra Europea). Da una parte mi arrabbio a vedere determinate ipocrisie: quelle di Rifondazione che sembra aver subito le famose trasformazioni già analizzate da Mischels negli anni ’20 a proposito del partito Social Democratico Tedesco. Non si può con un ridicolo trionfalismo abbagliare la gente su presunte vittorie sociali che di fatto non ci sono. E tutto questo per paura della morte dell’organizzazione. Tuttavia ho paura! Paura che più si va avanti più il centro possa prendere sempre più piede pregiudicando di fatto la mia vita e quella dei miei figli (semmai li avrò). Ho paura di altri 5 anni di Berlusconi. Ho paura perché potrebbe accelerare un processo di svendita totale del paese. Allo stesso tempo mi fa paura che uno come Cossiga e uno come Andreotti siano ancora assi fondanti della politica italiana. Per questo spero che oggi Turigliatto voti la fiducia al governo Prodi.
Detto ciò non rinnoverò la mia tessera a Rifondazione (dopo 9 anni) e neanche quella di Sinistra Critica. Lo faccio perché vivo una mia contraddizione. Scelgo comunque il conflitto sociale come metodo politico. Perché fuori della politica ufficiale c’è ancora la possibilità se non di fermare almeno di esprimere il conflitto contro un processo scandaloso di svendita all’ingrosso dei diritti sociali. E questo in faccia ai vari Rutelli e amici che utilizzano 15 cretini neo-brigatisti come maniera per isolare il dissenso senza ricercare un confronto politico serio. Per quanto riguarda la mia partecipazione al voto nelle prossime elezioni sarà legato credo alle mie priorità perché non si vive solo di antiberlusconismo. Credo ci sia nel paese la necessità di stabilità della vita delle persone, di non rovinare ciò che di buono c’è nel nostro Welfare e anzi, c’è il bisogno di un nuovo rilancio della stagione dei diritti. E se Prodi e compagnia bella andranno a fare quella sporca legge sulle pensioni; se non faranno nulla per migliorare le condizioni del mercato del lavoro; se continueranno ad andare avanti con le privatizzazioni che hanno rovinato il nostro paese allora mi sa che a votare proprio non ci andrò. Inoltre la mia partecipazione al voto sarà legata alla legge sul conflitto d’interessi. Perché dopo tutta la solfa che ci hanno fatto su Berlusconi ci vuole anche un minimo di coerenza: mannaggia al clero!
Ció detto mantengo comunque la mia solidarietá a Franco Turigliatto e a tutta l'area di Sinistra Critica!

lunedì, febbraio 26, 2007

pensami a robe n'po più serie...

Na copia che cià na nuvantina d'ani jè cumincia a venì qualche prublema che se scordane le robe. Vàne a fà na visita, ma ala fine el dutore jé dice che stàne bè, solo che a st'età saria mejo a cumincià a segnasse le robe nté 'n pezo de carta pe' nun scurdassele. Quela sera mentre che stàne a vardà la Tivù, el vechiéto s'alza su dala sedia.
- Vòi che te porto qualcó dala cucina? - jé dumanda lù
- Scì oh. Me porti na copa de gelato, già che sài lì? - j'arisponde lia
- Va bè, te la porto -- Nun saria mejo che tel zzegni da qualche parte cuscì t'aricordi? - jé dice lia
- No, m'arcordo, m'arcordo! -- Già che ce sei, me ce meti sopro dó fraguline, per piacere? Ma scrivetelo, no? -
- Ma cusa scrivo! M'aricordo: na copa de gelato cule fragule sopro! - - Oh, me gustaria ancora na spruzata de pana in cima! Ma prò sò scigura che te scordi, e scrivelo oh ciamboto! -
Incachiato, lù jé fa: - Ma cusa scrivo! E te pare che me scordo? Gelato cule fragule e la pana in cima. E miga sò scemo!
-Alora lù va in cucina. Dopu na ventina de minuti, artorna in sogiorno e ala moje jé dà 'n tegamì cun dò ovi cula pancéta.Lia varda n'atimo el tegamì e po' jé fa:
- E 'l pà, nun me l'hai purtato?