Ci troviamo ormai a due settimane dalle elezioni politiche che si sono svolte nel nostro paese. Due sono le cose certe che ci ha lasciato questa dura campagna elettorale: la vittoria di Romano Prodi, leader dell’Unione, e il fatto che la sua coalizione non durerà sicuramente 5 anni.
Sfogliando le pagine dei giornali infatti rimane chiaro quale sia il punto di debolezza della coalizione di centro sinistra.
Se da una parte Bertinotti in questi giorni reclama la presidenza della Camera e altrettanto fa D’Alema; se da una parte Mastella reclama un ministero forte e la presidenza del Senato perché gli spettano da Democristiano (Corriere della Sera 21 aprile); i segnali che questa coalizione non durerà sono molti.
Tralasciando il discorso su Bertinotti o D’Alema alla presidenza della Camera che non mi appassiona né mi interessa più di tanto vorrei focalizzare la mia attenzione su due punti fondamentali: il primo, che conosco bene, è il ruolo di Rifondazione e i suoi sviluppi. Il secondo, che onestamente conosco meno, è il ruolo di tutta quella miriade di rompicoglioni democristiani.
Rifondazione Comunista:
Questo partito di cui io sono membro dal 1999 ha attraversato una storia se vogliamo controversa ma dati gli ultimi esiti lineare. Per semplificare, nel 1998 esce dal governo Prodi, nel 2001 si presenta alle urne da sola ma con la costruzione di uno dei più grandi movimenti che si siano mai visti nel nostro paese (cosiddetto movimento No Global ma anche movimenti contro la guerra, contro le grandi opere ecc..), nel 2003 propone un referendum sull’estensione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori alle aziende con più di 15 dipendenti e lo perde e nel 2006 la ritroviamo di nuovo con Prodi.
In apparenza il movimento di questo partito potrebbe essere contraddittorio e invece io ne vedo una linearità .
Questa linearità , sta nell’obiettivo che l’elite politica del partito si è posta. L’obiettivo è stato ampiamente raggiunto: era difficile sentire uno o due anni fa uno come Piero Fassino, parlare di flessibilità come di precarietà (cosa che Rifondazione teorizza almeno dal 1998 se non prima). Anche la stessa proposta di cuneo fiscale abbassato di 5 punti con una radicale modifica della legge Biagi, mediante l’abolizione di alcune aberranti categorie contrattuali e il conseguente rendere poco conveniente l’adozione di contratti a tempo determinato.
Era difficile sentire un democristiano doc come Prodi parlare male di una guerra voluta dagli Americani. Mi stupisce di meno l’atteggiamento di Fassino e company dove per convenienza hanno voluto partecipare alle varie manifestazioni per la pace (rompendo dall’interno anche lo schema dei vari Social Forum cittadini creati dopo Genova).
Certo, sulle guerre precedenti non hanno ammesso gli errori fatti ma la politica si fa non sul passato ma sul presente e sul futuro.
L’egemonia, se non a livello di percentuali di voto ma a livello di pensiero, è stata parzialmente raggiunta come obiettivo da Rifondazione.
Ora la domanda che nasce spontanea è: Dove Andiamo? Anzi in termini Leninisti, Che Fare? Qual è o quali sono gli obiettivi di Rifondazione a medio lungo termine?
Sicuramente l’ipotesi della costruzione del Partito della Sinistra Europea rimane una prospettiva affascinante. L’idea che costituito il partito democratico da una parte si crei un grande partito di sinistra è strategicamente conveniente(trascinamento degli elettori ex DS). Bisognerà capire però se questo, pur non essendo più di denominazione comunista si rifarà all’esperienza Social Democratica o all’esperienza più radicale.
Dunque ricapitolando ora Rifondazione ha un ruolo parzialmente egemonico (a livello di pensiero) all’interno della coalizione. Domani che obiettivi si dà ?
Il fatto che oggi Niki Vendola parli bene di una possibile costruzione della Tav in Puglia che colleghi Napoli a Bari non è di buon auspicio per il futuro…
I democristiani rompicoglioni:
Il fatto che i democristiani (perché di un blocco unico si tratta) siano dei rompicoglioni è un fatto più che risaputo. Tutti i tentativi di Rutelli di mettere in risalto le specificità della Margherita per mettere i bastoni tra le ruote a Prodi si sono riversati sulla loro performance elettorale. La tradizione democristiana (modo di fare politica) si riverbera nei giochi di potere che hanno sempre caratterizzato queste formazioni politiche. Basti vedere i problemi in Calabria con il caso del governatore non messo in lista per le nazionali e poi candidato con una propria lista. Altro caso è quello di Clemente Mastella. Dalla fine del risultato elettorale, con il suo misero 1,4% dei suffragi, ha incominciato un ricatto continuo verso Prodi volendo Ministeri importanti. Oggi in un intervista al Corriere ribadisce “Io sono io, io mi chiamo Clemente Mastellea e non comincio certo adeso a fare accattonaggio politico. Anzi, come dicono quelli che parlano bene, faccio un passo indietro. E auguro a Prodi governare felicemente per 5 anni. Mi chiedo solo: con la squadra che ha in testa, ci riuscirà ?�
Quindi che succederà ?
Con i suoi 3 senatori questo signore può bloccare qualsiasi riforma e qualsiasi proposta fatta dalla sinistra radicale mettendo a repentaglio la stessa sopravvivenza del governo Prodi.
Alla fine Prodi potrà stare sicuro della sudditanza di Rifondazione mentre gli elementi di destabilizzazione saranno quei 3 senatori se non di più.
Fantapolitica???
Può anche essere…